Invecchiamento attivo in Europa e in Italia [Parte 2]

In questa seconda parte continuiamo a parlare d’invecchiamento attivo analizzando ancora alcuni aspetti dell’Indice di Invecchiamento Attivo introdotto nel 2012 dalla Commissione Europea e dall’UNECE ed esplorando come in Europa e in Italia si stia cercando di promuovere l’invecchiamento attivo attraverso l’implementazione di Piani ad hoc e di un’apposita legislazione.

QUALI SONO I FATTORI CHE INFLUENZANO MAGGIORMENTE L'INDICE D'INVECCHIAMENTO ATTIVO?

Fattori importanti sono:

  • Il prodotto interno lordo pro-capite della nazione
  • Il livello di “soddisfazione della vita”
  • Il livello d’istruzione

Dal Rapporto sull’Indice dell’Invecchiamento Attivo (IIA) del 2018 risulta chiaramente come esso sia mediamente più alto nelle nazioni in cui si ha un maggior prodotto interno lordo pro-capite, a parte poche eccezioni. Ci sono alcune eccezioni: ad esempio il livello più basso di IIA è quello della Grecia pur avendo questa nazione un PIL pro-capite più alto ad esempio della Bulgaria, Croazia, Romania e Latvia che invece la superano nel calcolo dell’IIA. Analogamente la Svezia che è al top della classifica ha un PIL pro-capite leggermente inferiore di Danimarca, Olanda e molto più basso di Irlanda e Lussemburgo, nazioni tutte queste che hanno un livello IIA inferiore.

Analogamente l’IIA cresce al crescere del livello di soddisfazione della vita; ovviamente è difficile stabilire quale dei due fattori (soddisfazione della vita e invecchiamento attivo) influenzi di più l’altro. E’ interessante anche notare uno stretto legame fra soddisfazione della vita degli over 65 e il PIL pro-capite.

Limitatamente a Germania, Italia e Polonia è stata fatta anche un’indagine per correlare l’ Indice d’Invecchiamento Attivo con il livello d’istruzione; in tutte le tre nazioni si nota una crescita dell’IIA con il livello d’istruzione.

Il seguente grafico riporta i dati relativi all’Italia:

invecchiamento attivo testo 3

Fig. 3 – Indice d’Invecchiamento Attivo e livello d’istruzione in Italia (dati 2016)

Meno significativo invece è il legame fra IIA e le caratteristiche del luogo in cui si vive (area urbana, sub-urbana o rurale).

COME VARIA L'INDICE D'INVECCHIAMENTO ATTIVO IN ITALIA FRA NORD, CENTRO E SUD?

La tabella seguente riporta i valori di IAA nelle varie aree geografiche d’Italia; ancora una volta si registra un divario fra Nord e Sud in tutte le macroaree. E’ ridotta invece la differenza fra Nord e Centro Italia; quest’ultima va addirittura meglio nella categoria relativa all’occupazione.

Tabella 4

Tab. 4 – Indice d’Invecchiamento Attivo al Nord, Centro e Sud Italia

È da notare che in tutte le tre aree geografiche il trend dal 2007 al 2018 è positivo, ma la crescita è maggiore al Nord e al Centro facendo così aumentare il divario con le regioni meridionali. La differenza fra popolazione femminile e maschile è presente in tutte le aree geografiche e in tutte le macroaree; nel Sud Italia il gap è maggiore rispetto alle altre parti d’Italia per quanto riguarda l’occupazione e il contesto esterno; è invece leggermente inferiore per quanto riguarda l’impegno sociale e il vivere in indipendenza, salute e sicurezza (vedasi tabella).

tabella 5

Tab. 5 – Gap dell’IIA fra donne e uomini nelle varie aree geografiche d’Italia. (Nota: segno negativo = IIA delle donne inferiore).

QUALI SONO I RIFERIMENTI MONDIALI IN TERMINI DI POLITICHE PER L'INVECCHIAMENTO ATTIVO? COS'È IL PIANO DI MADRID?

Già nel 1982 a Vienna fu organizzata un’Assemblea Straordinaria dell’ONU dedicata all’invecchiamento. Solo dopo venti anni però fu approvato il documento che fa da riferimento ancora oggi a qualsiasi iniziativa a favore dell’invecchiamento attivo. Nel 2002 infatti a Madrid 159 Stati dell’ONU sottoscrissero il “Madrid International Plan of Action on Ageing (MIPAA)” (il Piano Internazionale d’Azione di Madrid sull’Invecchiamento”) con l’obiettivo di «costruire una società per tutte le età».

Furono individuate le seguenti tematiche prioritarie:

  • Persone anziane e sviluppo
  • Accrescimento della salute e del benessere in età avanzata
  • Creazione di ambienti e contesti adeguati e supportanti l’invecchiamento
  • Monitoraggio dell’implementazione del Piano

Per l’Europa l’iniziativa di dare seguito al MIPAA fu assunta dall’ UNECE (Commissione per l’Economia dell’Europa presso le Nazioni Unite) che nella 1^ Conferenza di Berlino sempre del 2002 decise di definire “cicli di valutazione” – ciascuno di cinque anni – atti a monitorare le condizioni degli anziani in un’ottica d’invecchiamento attivo e di proporre ai governi azioni correttive. Alla fine di ogni quinquennio si analizzano i risultati e si definisce il piano per il successivo periodo. L’ultima Conferenza UNECE sull’invecchiamento relativa al periodo 2012-17 si è tenuta a Lisbona nel 2017. Parte integrante della Conferenza è stato il Forum delle Organizzazioni non-profit (NGO Forum) che ha visto la partecipazione di più di 150 rappresentanti provenienti non solo dall’ Europa ma anche da Stati Uniti, Russia, Canada, America Latina ed Asia. Per l’Italia sono state invitate – su segnalazione di AGE Platform Europe – due organizzazioni fra le quali ANCeSCAO. La Conferenza di Lisbona ha ribadito la necessità di:

  1. Riconoscere le potenzialità delle persone anziane (valorizzare gli anziani come una risorsa piuttosto che come un problema)
  2. Assicurare un processo d’invecchiamento dignitoso
  3. Incoraggiare il prolungamento della vita professionale e la capacità lavorativa

COME GLI STATI TRASFERISCONO LE RACCOMANDAZIONI INTERNAZIONALI IN LEGGI NAZIONALI SULL’INVECCHIAMENTO ATTIVO?

Vari stati Europei hanno approvato leggi o Piani nazionali sull’invecchiamento attivo; fra queste: l’Irlanda e Malta nel 2013, l’Irlanda del Nord nel 2016, la Slovenia nel 2017, Repubblica Ceca. Al di fuori dell’Europa, altri stati /regioni con iniziative legislative sono il Quebec (Canada), la Nuova Zelanda, l’Australia, Singapore, la Corea del Sud, Hong Kong.

Caratteristiche comuni di questi Piani nazionali sono:

  • Uno stretto legame a documenti emessi da organizzazioni internazionali come OMS e ONU (es. il Piano MIPAA di Madrid) con un adattamento al contesto locale
  • Un approccio integrato
  • Una grande attenzione alla consultazione e al coinvolgimento della base ossia delle organizzazioni no-profit, delle associazioni degli anziani e di tutti gli altri stakeholder (istituzioni, sindacati, la comunità medica, accademica e della ricerca)
  • L’inclusione di una fase di monitoraggio sia per verificare l’attuazione del piano che per “ascoltare gli interessati, rendere visibile l’invisibile, rendere pubblico il privato”
  • La pianificazione di attività di sensibilizzazione e comunicazione

COSA SI STA FACENDO IN ITALIA?

In Italia esistono già delle leggi a livello regionale; in parallelo ci si sta muovendo verso la promulgazione di una legge nazionale sull’invecchiamento attivo. Nel Dicembre 2018 è stato firmato un accordo fra il Dipartimento per le Politiche della Famiglia presso la Presidenza del Consiglio e l’ IRCCS – INRCA (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico – Istituto Nazionale di Riposo e Cura per Anziani) per un progetto triennale (2019-22) relativo alla preparazione di linee guida e di un piano per l’invecchiamento attivo che recepisca anche gli input di tutti gli stakeholder interessati. Il progetto prevede cinque fasi:

  • Fase 1 (da completare entro Aprile 2020): analisi dello stato dell’arte delle politiche e leggi regionali oggi esistenti
  • Fase 2: Preparazione di linee guida anche sulla base delle buone prassi identificate
  • Fase 3: Individuazione di una o più aree d’intervento
  • Fase 4: Inizio del processo d’implementazione di politiche inerenti l’invecchiamento attivo
  • Fase 5: monitoraggio della situazione

L’obiettivo finale è quello di trasformare i risultati del progetto in una legge quadro nazionale sull’invecchiamento attivo che rafforzi la centralità territoriale e favorisca il coordinamento delle iniziative a livello regionale e locale. ANCeSCAO è coinvolta nel progetto attraverso il Forum del Terzo Settore (Consulta Anziani).

A livello regionale esistono leggi e piani sull’invecchiamento attivo in:

  • Basilicata (legge #29/2017 sulla promozione e valorizzazione dell’invecchiamento attivo e la solidarietà fra le generazioni e istituzione di una Consulta Regionale per l’Invecchiamento Attivo; definizione di un Programma triennale d’interventi)
  • Calabria (legge Maggio 2018 – “Norme in materia di tutela, promozione e valorizzazione dell’invecchiamento attivo”)
  • Campania (legge #31/2018)
  • Emilia-Romagna (l’insegnamento attivo come parte del Piano d’Azione Regionale)
  • Friuli Venezia Giulia (legge regionale #22/2014 per la promozione dell’invecchiamento attivo)
  • Marche (legge Gennaio 2019 #120)
  • Piemonte (legge Marzo 2019 e istituzione della Giornata Regionale dell’Invecchiamento Attivo per il 22 Aprile, ricorrenza della nascita di Rita Levi Montalcini)
  • Puglia (legge Aprile 2019 sulla “Promozione e valorizzazione dell’invecchiamento attivo e della buona salute” e istituzione della Giornata Regionale dell’Invecchiamento Attivo (22 Aprile))
  • Umbria (2012: legge sulla prevenzione e valorizzazione dell’invecchiamento attivo; 2018: Campagna “Vivi Attivo”)
  • Toscana (Programma Salute 2020) la regione Toscana nel 2016 ha avuto il riconoscimento da parte della Commissione Europea per la sua attenzione alla tematica dell’invecchiamento attivo
  • Veneto (legge #23/2017 sull’Invecchiamento Attivo e un piano triennale con uno stanziamento di 1 milione di Euro per il 2018)

 

 

2020