#ripresAncescao – Con le parole di chi spera. Elena racconta il progetto “Telefono Amico”

L'intervista ad Elena, la giovane volontaria del Centro Anch'io di Oriago (VE) ideatrice del progetto dedicato agli anziani fragili.

"Quando parlo di me parlo di un essere umano che, su questa Terra, cerca di fare qualcosa di buono.

Si presenta così Elena, giovane studentessa con l'interesse per la lettura, la cucina e soprattutto la musica, passione a cui, negli anni, ha dedicato impegno e dedizione frequentando scuole ed istituti prima a Bergamo poi a Padova. Nel tempo ha coltivato questo talento sperimentando melodie e parole fino a pubblicare l'album "Lieto fine", con cui spera di riuscire a trasmettere il suo grande amore per la vita (maggiori informazioni su www.elenasalvoni.it). Oggi Elena frequenta il corso di formazione in Counseling Dinamico Relazionale promosso dall'Istituto Serblin di Vicenza e svolge il suo tirocinio al Centro Anch'io di Oriago (VE), dove grazie alla sua particolare empatia e sensibilità verso il prossimo ha ideato un progetto pensato per infondere coraggio e speranza in questo periodo difficile.

Conoscevi già l'Associazione "Centro Anch'Io"?

Conoscevo il Centro Anch'io di Oriago per aver partecipato ad alcune riunioni sull'organizzazione del Festival Nazionale del Commercio Equo e Solidale che si svolge a Mira a fine estate. L'associazione con tutte le sue iniziative e laboratori la sto conocendo meglio ora.

Raccontaci di questo progetto. Come è nata l'idea?

L'idea è nata inizialmente dal tirocinio contemplato nel mio percorso di studio come Counselor Dinamico Relazionale presso l'Istituto Serblin (Ente Morale) di Vicenza. Una quantità di ore da mettere a disposizione gratuita della comunità. Come Counselor Dinamico Relazionale entro in contatto con le persone restando in un atteggiamento di profondo ascolto, al fine di aiutarle a comprendere sé stesse in relazione al periodo di disagio che stiamo vivendo.

Ho pensato di proporre il tirocinio al Centro Anch’io di Oriago perché mi è rimasta impressa, le poche volte che ci son stata, la presenza di tutti i soci e volontari che giocavano e parlavano tra loro in un clima di festa, come se fosse domenica, anche se domenica non era. Ma sono certa che per qualcuno lo fosse. È importante per loro tornare presto a trovarsi. Insieme al Presidente Massimo Minotto e con l’approvazione del Consiglio Direttivo, abbiamo avviato questo progetto nominandolo semplicemente “Telefono amico”, così da renderlo comprensibile a tutti. Da quando ho cominciato mi sono resa conto di quanto sia necessario mantenere vivi i contatti, soprattutto con tutti coloro che si sono ritrovati improvvisamente soli e chiusi in casa.

Com’è una giornata tipo al telefono amico? E la parte più difficile?

All’inizio della giornata prendo un momento per me, per rilassarmi e prepararmi all’ascolto. Poi alzo la cornetta e penso che, anche se non posso vederle, al di là del filo ci sono delle persone con i loro vissuti, le preoccupazioni, i desideri, le speranze, e che quel momento di contatto è prezioso perché farà incontrare le nostre esistenze in un periodo in cui, d’incontri, proprio non se ne parla.

Non sento difficoltà nel tempo dedicato a questo perché lo vivo con passione. Più che difficile potrebbe essere facile scivolare nella sensazione di non fare abbastanza per gli altri. Ma credetemi, in questo momento, e vale per tutti, ESSERCI è ABBASTANZA. E per “esserci” intendo una presenza di qualità, di ascolto attivo ed empatico.

Cosa ti ha trasmesso questa esperienza e cosa sei riuscita a trasmettere tu alle persone che hai conosciuto?

Sono sorpresa della serenità che accompagna le mie giornate, nonostante quello che sta capitando a livello sociale. A volte, quando parlo con alcuni nonni, non so chi dà forza a chi, se io a loro o loro a me. C’è tantissimo bisogno di comunicare e all’inizio temevo di sentire lamentele tutto il tempo. Ma non è stato così. La solitudine è forte, molti di loro sono acciaccati e a volte si sentono abbandonati a sé stessi, ma questi nonni non si lasciano travolgere dallo sconforto e tengono in vita la speranza di ritrovarsi presto.

Alle persone che ho conosciuto spero di aver trasmesso un po' di dolcezza e di sollievo. E questo è possibile anche perché al Centro Anch’Io sono circondata da volontari che non hanno mai smesso di aver cura del prossimo.

Dicci 3 buoni motivi per diventare volontari oggi:

Perché prenderci cura degli altri è occuparsi di noi, e viceversa; se io sto bene posso far star bene le persone vicine e in una comunità siamo tutti collegati, giovani, bambini, anziani e adulti. Diventare volontari è importante per imparare ad aiutare e subito dimenticarsene, senza aspettarsi qualcosa in cambio... Per condividere e per amare, dando un senso alla nostra vita.

Veneto, #ripresAncescao, 2021